Jim della Canapa Inviato Febbraio 9, 2006 Segnala Inviato Febbraio 9, 2006 Dove si parla di musica? Anche perchè ho la necessità impellente di parlare di questo personaggio. Cita
Toremoon Inviato Febbraio 9, 2006 Segnala Inviato Febbraio 9, 2006 Dove si parla di musica?Anche perchè ho la necessità impellente di parlare di questo personaggio. Qui! E cmq Waits è uno di quelli che non ho mai apprezzato appieno. E dire che ho tutti i suoi cd a casa (tranne Real Gone). Cita
Jim della Canapa Inviato Febbraio 9, 2006 Autore Segnala Inviato Febbraio 9, 2006 (modificato) La musica è solo una delle componenti del personaggio (geniale) Tom Waits. http://it.wikipedia.org/wiki/Tom_Waits A me piace molto anche la sua musica, ma forse sono influenzato dal fascino del personaggio. Ultimamente sto ascoltando spesso alcune sue cose vecchie, ho anche ritrovato una cosa bellissima, un esperimento fatto insieme a Gavin Bryars, questa è una recensione che condivido: "Jesus Blood, never failed me yet, there's one thing I know, cause He loves me so …". Questa strofa rubata per caso al canto di un barbone naufragato all'interno di una stazione della metropolitana di Londra. Ritrovata in un nastro impolverato e ripetuta insieme ai suoi rumori di sottofondo, di gente che porta a spasso il suo giorno, di colombi, di voci e silenzi, per 74 minuti. Un canto dolce e malinconico e soprattutto "vero" (questo bisogna capirlo), vero da dare i brividi, roba da sentirsi fuori luogo e di troppo solo ad ascoltarlo. Ed un'orchestra che, a distanza di anni, decide di rendere quel canto meno solo, di coprirlo, custodirlo, ed accompagnarlo, piano piano. Prima un timido quartetto d'archi, poi, senza fretta, l'orchestra, senza archi. Poi ancora l'orchestra tutta intera. Ed infine, il commiato affidato alle note alte di violini e violoncelli. Ed alla voce del barbone che sfuma e torna alla sua solitudine ed alla metropolitana da cui è venuta. Una prima nota. Pare che Gavin Bryars abbia deciso anni fa di comporre quest'opera (non facile, soprattutto visto il suo carattere minimalista, ma di notevolissima suggestione) un giorno che, avendo inavvertitamente messo in loop il nastro originale all'interno di una stanza di uno studio di registrazione a Leicester, notò che il personale addetto, solitamente rumoroso e preso dai suoi impegni, era diventato improvvisamente silenzioso. Alcuni addirittura si erano seduti da soli in posizioni appartate ed avevano preso a piangere silenziosamente (note dal booklet del CD). Infine una seconda nota. In coda al CD, circa dopo 65 minuti, al canto del barbone si unisce quello rauco di un signore che alla poetica del tramp si è sempre ispirato: Tom Waits. Da fan di Tom Waits devo però ammettere che questa è forse la parte meno riuscita del tutto, quasi stonata. Come ho letto da qualche parte, sembra che anche Waits soffra di quella soggezione che quel canto malinconico, e soprattutto "vero" (questo bisogna capirlo), incute in chiunque gli si avvicini. di: zaireeka Vi consiglio di ascoltarla. Jim ^_^ Modificato Febbraio 9, 2006 da Lord Jim Cita
Toremoon Inviato Febbraio 9, 2006 Segnala Inviato Febbraio 9, 2006 Bella rece: comunque in Coffee & Cigarettes, insieme a Iggy, è stato spassosissimo. Cita
Jim della Canapa Inviato Febbraio 9, 2006 Autore Segnala Inviato Febbraio 9, 2006 Alessandro Baricco Data di pubblicazione: n.d. La Stampa (disponibile in Barnum - ed. Feltrinelli, 1995) "Non esiste il male esiste Dio che ogni tanto si ubriaca" Tom Waits E' poi soltanto un disco. Eppure. Lo metti su e senti arrivare da lontano una voce da vecchietto, ma quei vecchietti che stanno in piedi per miracolo, tenuti dritti dal cappottone, e dall'odore di naftalina addosso. Canta, il vecchietto. Con una voce piccola, sottovoce, intonato però, e dolce, in qualche modo, fanno tenerezza quelle note in alto, uncinate per un pelo, e tremolanti. Ci senti tutti i denti che non ha più, il fiato corto, e l'artrite e tutto il resto. Non c'è altro: solo la sua voce, che canta senza mai smettere lo stesso ritornello, sereno, e un po' malinconico. Niente accompagnamento. Qualche rumore di fondo, voci lontane. Delle parole non capisci niente. E non solo perchè è inglese. Senza dentiera, con tutti quegli anni, le parole diventano fantasmi. Suoni. Ma che razza di disco è mai, ti chiedi. E' un disco che attualmente è in vetta alle classifiche inglesi. E che ha una storia strana. Nel 1971 un musicista che si chiama Gavin Bryars si mette a registrare, per la colonna sonora di un documentario, le voci dei barboni che vivono alla Waterloo Station, Londra. Registra di tutto. Poi un giorno incontra quel vecchietto. Barbone anche lui. Lo sente cantare. Registra e porta a casa. Risente. Rimane come ipnotizzato. Scopre che quel ritornello viene da una canzone religiosa (Jesus' blood never failed me yet), e scopre che è fatto ad anello: lo puoi ripetere all'infinito, è come una nenia interminabile. Ci lavora su per anni. fa un primo disco che diventa un cult fra i pochi intimi che lo sentono, poi riprende a lavorarci, e dopo vent'anni se ne esce con questo cd: 75 minuti, la voce del barbone che canta ininterrottamente i 25 secondi del suo ritornello. Che idiozia, pensi. Ma è perché non lo hai ancora ascoltato. Dopo un paio di minuti senti arrivare, alle spalle del vecchietto, un'orchestra d'archi, da lontano, a poco a poco, che si carica sulla sua voce, la avvolge in una coperta, per così dire, e se la porta in giro. La voce è sempre quella, ma incomincia a suonare diversa. Si scalda, poco, quasi non te ne accorgi, arrivano delle arpe e poi delle campane, e un coro, e delle percussioni, e poi un flauto, due clarinetti, un oboe, e le trombe, e i tromboni (piano, però, per non spaccare nulla) e perfino un organo, e una specie di gong e chissà cos'altro. La vocina del barbone continua a cucire il suo ritornello, minuscola e fragile, ma è diventata ormai una reliquia portata in corteo, un ossicino di un santo che ti guarda dall'alto di una processione sontuosa: al rallentatore, ondeggia e va, per le stradine della tua testa. Potrebbe anche bastare ormai- lo senti- in quella musica ti ha incastrato. Ma non è ancora finita. A un certo punto, nella gran processione si fa largo un'altra voce, sembra sparata in un megafono, poi si avvicina e allora la riconosci, sarebbe impossibile non riconoscerla: Tom Waits. E chi, se non lui? Tom Waits- lo dico ai pochi che non lo sanno- è uno che canta e nella sua voce ci sono le voci di tutti i barboni ubriaconi del mondo. Non è una voce, è una discarica pubblica, è una sigaretta lunga anni, è milioni di birre e chilometri, e centinaia di amori e motel. E' una delle voci più emozionanti che vi può capitare di ascoltare. E adesso arriva lì in mezzo, a duettare con quel barbone che nel frattempo è morto, ma non importa, la sua voce non si è mai più fermata, tutti e due a dondolare su quel ritornello eterno, e inarrestabile. Tom Waits. E il vecchio barbone. Figli di un Dio ubriaco. Sembra che non abbiano fatto nient'altro tutta la vita. Solo cantare insieme, tutto il tempo. E scolare birre, naturalmente. Finisce che a poco a poco la processione si allontana, come è venuta adesso se ne va, sparisce dentro lo stereo, si lascia dietro un po' di violini impiccati su note altissime, e brandelli di Tom Waits che sparacchiano note come sberleffi al mondo. Il barbone se n'è già sparito. E tu lì a chiederti: chissà come si chiamava. E quando è morto, e come, e dove. E se ne sapeva altre, di canzoni così. Cita
MasterMatrix Inviato Febbraio 9, 2006 Segnala Inviato Febbraio 9, 2006 Troppo bella la tua firma Jim. Sorrisi Iron Cita
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